di Pino Picca
“La forza delle donne non può finire mai”. E’ così che inizia una famosa canzone di Gigi D’Alessio, che in questa semplice frase estrinseca un concetto, con più di cento anni di storia. Ed è proprio dalla storia che trae il suo messaggio, il claim utilizzato dalla sezione di Corato dell’UDC e ideato da Marilisa Ferrara, che ha voluto ricordare con un’immagine desueta, quella di una lacrima che scorre sul viso di una donna, una data nefasta: 8 marzo 1908. Sembra che proprio in quella data a New York 129 operaie di una fabbrica tessile la “Cotton” in odor di internazionale socialista, morissero in un rogo, in seguito ad uno sciopero per le pessime condizioni lavorative in cui versavano. Si dice che il proprietario esasperato ed impazzito, ordinò di chiudere i cancelli e di sbarrare porte e finestre, facendo appiccare il fuoco e condannando ad una morte atroce tutte quelle donne cadute martiri per rivendicare i propri diritti. Queste, alcune informazioni tratte da wikipedia, che sappiamo essere una fonte tratta da altre fonti che rimandano ad altre fonti ancora, quindi attendibilità pari a 0. In verità, da uno studio più attento, pare che questi tragici eventi siano solo attribuibili alla fantasia, confondendo probabilmente con la tragedia realmente verificatasi il 25 marzo 1911 con l’incendio della fabbrica Triangle, nella quale persero la vita 146 operaie, in gran parte emigrate italiane. Altre versioni citano la repressione poliziesca di una presunta manifestazione sindacale a New York nel 1857, altre ancora parlano di scioperi avvenuti a Chicago o a Boston. In realtà nulla fa pensare che tali fatti siano una vera ricostruzione, ma resta la volontà di voler stigmatizzare in una data simbolica, il concetto cardine delle violenze subite da donne indifese, magari prendendo a pretesto situazioni mai accadute, ma fondamentali per rimarcare l’attenzione al mondo delle donne per tanti secoli sottovalutate. E’ solo dall’inizio del 1900 che nasce questo fermento sociale e la relativa esigenza di rappresentarlo, ma solo l’8 marzo 1945 si celebra ad opera dell’UDI Unione Donne Italiane, la prima giornata libera della donna, nelle zone dell’Italia libera, mentre a Londra viene approvata e inviata all’ONU una Carta della donna, contenente richieste di parità di diritti e di lavoro. L’8 marzo 1946 fu finalmente celebrato in tutta Italia con la comparsa del simbolo della mimosa da un’idea di Rita Montagna e Teresa Mattei la giornata della donna. Durante gli anni cinquanta però si fa un passo indietro e distribuire rametti di mimosa è ritenuto un gesto atto a turbare l’ordine pubblico. Questo clima politico di guerra fredda, bocciò nel 1959 una proposta di legge ad opera di tre parlamentari di sinistra, Pina Palumbo, Luisa Balboni e Giuliana Nenni per rendere la giornata della donna, una festa nazionale. Leggendo la storia a 360°, oggi capiamo che tale proposta non venne approvata solo per non rimarcare l’8 marzo 1917, data che indicava l’inizio della rivoluzione russa, nata proprio da una grande manifestazione di donne che gridavano alla fine della guerra a San Pietroburgo, con i cosacchi che dinnanzi a quelle manifestanti non ebbero il coraggio di reprimere la protesta, incoraggiando manifestazioni successive, che portarono al crollo dello zarismo. Il clima politico migliorò in Italia negli anni settanta con il movimento femminista, quando le donne scesero in piazza, proprio l’8 marzo 1972 a Roma in piazza Campo de’ fiori, dove compare l’attrice americana Jane Fonda a manifestare inalberando cartelli, allora ritenuti scandalosi e blasfemi che chiedevano fra l’altro la legalizzazione omosessuale e dell’aborto, inducendo il bigotto governo del tempo a fronteggiare quell’inerme corteo con cariche e pestaggi della polizia, manganellando e disperdendo le manifestanti. I tempi però stavano maturando e infatti Il 1975 ad opera delle Nazioni Unite è designato “l’anno internazionale delle donne” osservando una giornata mondiale di riflessione l’8 marzo, con eventi che ricordassero gli avanzamenti della donna e la continua vigilanza per assicurare l’uguaglianza con l’uomo. Due anni dopo l’Assemblea generale delle Nazioni Unite adotta una risoluzione, proclamando una “giornata per i diritti della donna e la pace internazionale” dando ad ogni stato la possibilità di scegliere la data da celebrare, riconoscendo il ruolo della donna negli sforzi di pace e l’urgenza di porre fine alla discriminazione introducendo con la piena ed uguale partecipazione il concetto di pari opportunità.
E’ fondamentale alla luce di questi fatti, ricordare il significato vero di tale ricorrenza, e la trasformazione che ha assunto nell’arco degli anni con una connotazione commerciale, svilendo il ruolo stesso della donna e le sue conquiste sociali, politiche ed economiche, finendo per obnubilare le discriminazioni e le violenze subite. Per cui non essendoci nessuna festa da festeggiare, preferiamo ricordare questa giornata, come la giornata del ricordo e della sofferenza subita dalle donne e che mai dovrà essere dimenticata.