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NOTIZIA
30/11/2009
L’agricoltura non può morire
DE PALMA: convegno per dare risposte immediate alla protesta
L’agricoltura non può morire

L’agricoltura non può morire, è la più grande tradizione di un paese civile

di Pino Picca

CORATO - Si è tenuto il 20 novembre presso il cinema Elia il convegno sul tema dell’agricoltura e nello specifico dell’olio d’oliva. Ad organizzarlo l’UDC terra di Bari dove sono intervenuti oltre all’organizzatore provinciale Attilio DE PALMA, l’Assessore regionale all’agricoltura e coordinatore degli assessorati regionali d’Italia Dario STEFANO, l’Assessore provinciale al ramo Franco CAPUTO e gli Onorevoli Angelo CERA e Giuseppe RUVOLO componente della commissione agricoltura al parlamento. “Possa partire da Corato una proposta in questo momento assai delicato per il settore, il mio impegno a ricercare soluzioni, abbiamo avviato un tavolo di confronto col governo nazionale dove attendiamo interventi straordinari”. Spiega che la progressiva paralisi del settore si è avuta per le seguenti ragioni: congiuntura, dovuta ad un processo di globalizzazione dei mercati, con un conseguente ingresso di merci provenienti da altri paesi che hanno attivato una concorrenza  sleale. Tutto ciò è stato coadiuvato dalla grossa bolla finanziaria che ha colpito l’economia mondiale stroncando l’agricoltura già in affanno.  L’impegno chiesto al governo è nell’immediato sulla moratoria sui contributi INPS; sulla sospensione delle procedure esecutive di EQUITALIA e AGEA che spesso non si leggono tra di loro; sul sistema delle assicurazioni; l’attivazione di strumenti che favoriscano l’attivazione di linee di credito che le banche non erogano per il consolidamento delle passività. Afferma che Il Ministro ZAIA se da ragione verbalmente, ma sulla carta non indica la disponibilità finanziaria. L’augurio di STEFANO è che la protesta non scada mai in azioni violente, che possano creare un alibi al governo, ma il rischio è proprio quello della bomba sociale. Se la Francia ha stanziato 1miliardo 850milioni di euro per l’agricoltura significa che siamo di fronte ad un problema strutturale. In un’economia globale, precisa, che le importazioni non si possono bloccare, ma si possono creare delle regole uguali per tutti; non ci si può confrontare con aree terze del pianeta che hanno condizioni diverse dai nostri standard. Redarguisce l’Unione Europea a tenere in equilibrio i diversi sistemi imprenditoriali, paventando che senza regole l’area di libero scambio del mediterraneo potrebbe diventare uno sfacelo. STEFANO ha assicurato il suo impegno in Europa, ricordando che la stessa può autorizzare l’attivazione di provvedimenti de minimis per finanziare processi aziendali. Ricorda che sta attivando un fondo speciale, sia per l’olivicoltura che per la viticoltura per stimolare nuovi investimenti. Si sofferma sull’esigenza-urgenza di costituire una cabina di regia che controlli di più e meglio, attraverso la finanza, l’asl, i nas e da parte degli stessi imprenditori, e non attraverso un accanimento terapeutico colpendo sempre gli stessi soggetti, ma allargando a tutti i controlli per eliminare le sofisticazioni.  L’On. CERA parla dell’attenzione diversa da nord a sud da parte del ministero competente, confermando la vacuità della bozza operativa circa il tanto ostentato intervento straordinario per il sud. E continua definendo il governo affetto da strabismo verso le due agricolture del nord e del sud, stornando partite dei fondi FAS a 25 ladroni padani per il pagamento delle loro multe, aiutando il consorzio del parmigiano reggiano attraverso l’acquisto di forme per un ammontare di 50 milioni di euro donandoli alle fondazioni del nord  piuttosto che lasciare tali fondi nelle aree sotto sviluppate. E conclude “L’ultimo strumento nelle nostre mani resta la finanziaria, dove proporremo degli emendamenti con la relativa copertura finanziaria per valutare concretamente la risposta del governo”. Interviene l’On. RUVOLO parla dell’esasperazione dell’intero comparto agricolo e conferma che nell’articolato della bozza ZAIA sulla competitività nei contenuti non si capisce nulla e in aula il governo ritira la bozza di quell’intervento.  Il deputato siciliano ripete a gran voce il grido drammatico che si ode da parte dei trattoristi che hanno impiegato anche cinquanta ore per protestare. “Noi non vogliamo morire” e parla di due modalità di intervento: immediato, da parte del governo che nella finanziaria dovrà contribuire massicciamente al problema strutturale, se lo riterrà tale, al pari del comparto dell’industria automobilistica; e futuro, attraverso azioni di controllo che non possono essere garantite da sole 64 unità sul territorio, ma soprattutto attraverso la presenza del governo fra la  produzione e la grande distribuzione. E prosegue ribadendo che il problema atavico della polverizzazione delle aziende agricole, per cui auspica un modello nuovo al pari di altri paesi europei tecnologicamente avanzati. Si parla di 875 milioni di euro di fondi FAS momentaneamente dirottati all’emergenza Abruzzo e mai più ritornati al sud, del fondo di solidarietà per gli sgravi contributivi approvato dall’allora ministro Alemanno nel 2002/2003 e mai finanziati, dei ritardi nell’emissione di un decreto attuativo per le opere irrigue, con soldi già disponibili nella dotazione finanziaria. Prosegue con la proposta di sterilizzazione dell’IVA per tre anni per gli acquisti in agricoltura. E termina “allo stato delle cose il governo ha risposto con 152milioni di euro: pochissimo, significa che sta sottovalutando il problema, l’agricoltura non può morire, poiché è la più grande tradizione di un paese civile”.

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